Comedy

Modern Family | Stagione 6: Alex Dunphy, benvenuta nel mondo degli adulti

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Si è da poco conclusa la sesta stagione di “Modern Family” e dovrei impegnarmi un sacco per trovare parole adatte a descrivere l’immutata perfezione di questa comedy familiare, utilizzando tutte quelle espressioni tipo Rimane sulla cresta dell’onda che vengono generalmente tributate a serie tv lunghissime, magari anche belle ma che non regalano più molti spunti di riflessione per lettori e critici. La grandezza di “Modern Family” si misura anche nella sua capacità di offrire sempre qualcosa di nuovo al suo pubblico, senza stravolgere il format o gli equilibri tra i personaggi, ma attraverso questa inesauribile voglia di non fossilizzarsi mai su un modello, di mettersi sempre in discussione appoggiandosi sui piccoli e i grandi dubbi che percorrono la vita di ogni famiglia del Pianeta Terra.

Sono un esempio di questa tendenza, tre episodi che apparentemente sembrano puro cazzeggio: The Day We Almost Died (i Dunphy rischiano uno scontro con un mezzo pesante e la vicenda viene raccontata nell’episodio dal punto di vista di ogni membro della famiglia), Connection Lost (un episodio tutto raccontato dal desktop del Mac di Claire) e American Skyper (in cui Phil – costretto lontano da casa – presenzia alla festa per il diploma di Alex attraverso un’interfaccia robotica). Facile pensare che questi tre episodi possano rappresentare il modo di far tirare il fiato agli sceneggiatori puntando su virtuosismi e trovate narrative spettacolari (Connection Lost è un capolavoro di montaggio). E invece è proprio in questi episodi e non in quelli più canonici di questa stagione che l’anima di “Modern Family” emerge e si impone grazie alla consueta sincerità nella scrittura dei legami parentali sulle sit-com familiari concorrenti.

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Se c’è una cosa che poi “Modern Family” sa fare bene è dare ai suoi spettatori una comedy in continua evoluzione o meglio, in continua crescita. Se gli adulti della serie sono cresciuti attraverso i piccoli cambiamenti della vita (la nuova paternità di Jay, l’arrivo di Lily, un nuovo lavoro per Claire), è davvero uno spettacolo assistere alla crescita del gruppo di ragazzi, che da bambini simpatici (e con un ruolo tutto sommato secondario nelle prime stagioni) si stanno trasformando in adulti, con un considerevole guadagno in minutaggio e tridimensionalità dei personaggi.

Non è un caso quindi che l’evento centrale della sesta stagione sia il diploma di Alex e che sia proprio il suo personaggio quello a cui gli sceneggiatori dedicano più attenzioni durante l’arco delle ventiquattro puntate. Alex, che sinora era sempre stata la classica secchiona timida ma determinata, non solo mostra anche un lato più incline all’emotività (con sua mamma, sua sorella e anche con qualche ragazzo), ma trova finalmente il suo ruolo all’interno della famiglia. Ci sono due passaggi molto chiari, in cui prima Jay (in maniera ufficiale) e poi Gloria investono Alex del compito di mediatore e pacificatore della famiglia. E’ la prima volta che in “Modern Family” uno dei ragazzi entra veramente a far parte del mondo degli adulti con un ruolo – anche narrativo – utile e ben preciso. La cosa non può che farci sperare che questo un giorno accada anche con gli altri ragazzi, che da personaggi secondari (ben scritti ma pur sempre accessori alle vicende) diventino finalmente protagonisti delle puntate, in un passaggio da infanzia a maturità che come sempre nella serie di Levitan e Lloyd, ricorda più la vita che una sceneggiatura.

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