Comedy

Anger Management | Stagione 2

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L’ultima puntata di “Anger Management” vede Charlie, terapista specializzato nel controllo della rabbia, rimediare al suo più grande errore, ovvero quello di aver reso dipendenti dalla sua terapia i quattro pazienti che l’hanno accompagnato in questi anni. Dopo venti minuti passati a cercare di renderli indipendenti, si accorge che la cosa è impossibile, li riunisce nel salotto di casa sua (il luogo preposto per la terapia) e fa un’ammissione di colpa plateale:

Il problema sono io. […] Sono io l’incasinato e ho bisogno di voi. Questo rapporto è assolutamente disfunzionale, ma finché l’Associazione Psicologi non ne saprà nulla, noi andremo avanti.

Poi, come all’inizio di ogni episodio, apre la cartellina, impugna una penna e chiede: Chi vuole cominciare?, questa volta però con uno sguardo che non apre alla puntata ma la chiude definitivamente.

L’inizio forse è un poco mesto per parlare di una comedy con protagonista Charlie Sheen, tenendo conto anche del notevole magazzino di fighe che questo comporta. Non trovo davvero un tono migliore per raccontarvi “Anger Management” se non filtrare la mia scrittura attraverso la sofferenza pari a quella provata per la perdita di un amico allo stadio terminale la cui morte – per quanto consapevole e forse persino attesa – mi ha colto emotivamente impreparato.

E’ da lungo tempo che penso a questo recensione. Ci sto pensando esattamente dal 17 gennaio del 2013, giorno della messa in onda della prima puntata della seconda stagione e non solo perché ho dei tempi di scrittura biblici. Lo sto facendo da così tanto tempo semplicemente perché la serie è terminata il 22 dicembre 2014 con il suo NOVANTESIMO episodio, che con la prima stagione fa raggiungere alla serie la quota di cento episodi, mossa stramba ma in cui FX ha creduto per una serie di motivi non ho voglia di spiegarvi ma che potete leggere qui. Per chi non l’avesse capito, ci ho messo quasi due anni per finire la cazzo di seconda stagione.

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“Anger Management” era una fenice nata dalle ceneri del licenziamento di Charlie Sheen da “Two and a Half Men”. Non so se lo ricordate, ma era quel periodo in cui Charlie Sheen era uscito completamente pazzo: si scopava duemila pornostar al giorno, beveva un sacco di droga e rilasciava strambe dichiarazioni durante le interviste. Subito dopo essere tornato in carreggiata giusto quel minimo che gli permetteva di andare a lavorare (stiamo comunque parlando di Charlie Sheen), FX gli propone l’idea di una serie in cui lui, ex campione di baseball con problemi di controllo della rabbia, diventa un terapista. Nella prima stagione, “Anger Management” è sostanzialmente una comedy tradizionale stravolta dai desideri terreni di Charlie Sheen. C’è l’ex moglie, la figlia con qualche problemino, un vicino di casa impiccione, un classico quartetto di pazienti (la figa, lo sfigato, il gay e il vecchio razzista) e l’amica-collega-amante di Charlie interpretata da Selma Blair; ci sono però anche tutte le dipendenze di Sheen, o almeno quelle che possono essere inserite in una comedy.

Dopo i primi dieci episodi della prima stagione, la serie viene rinnovata per i fatidici novanta episodi. La seconda stagione è come sempre divisa tra i vizi di Sheen e il bisogno tenerli a bada per riuscire a raccontare una storia che riesca a funzionare per venti minuti. Il tutto riesce abbastanza bene, grazie anche alla presenza Selma Blair che innalza un po’ la qualità della serie. Il problema è che a un certo punto Selma Blair viene licenziata in tronco da Charlie Sheen, pare per colpa di un reclamo inviato alla produzione dall’attrice stessa che lamentava la scarsa professionalità di Sheen, perennemente in ritardo e con una scadente etica del lavoro (probabilmente un modo supercarino per dire che Charlie Sheen le toccava il culo più del dovuto). Da qui in poi, la follia. Quella che era una serie bruttina che in fondo guardavo solo per vedere Selma Blair che indossava biancheria intima, si trasforma in quello che con tutta probabilità è il Paradiso secondo Charlie Sheen.

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Non so se c’è bisogno di specificarlo, ma il Paradiso secondo Charlie Sheen è un posto dove ti svegli già ubriaco e scopi una donna diversa ogni giorno. E infatti dopo il licenziamento della Blair, “Anger Management” diventa proprio questo, lo si capisce già dai titoli delle puntate presi direttamente dalle categorie di YouPorn (“Charlie and the twins”, “Charlie and the hot latina”, “Charlie has a threesome” e così via). Davvero, non c’è puntata che differisca da un’altra: Charlie si sveglia con i postumi di una sbornia, gorgoglia qualcosa ai suoi pazienti e poi cerca di capire come potersi scopare la nuova vicina di casa, la sorella di un suo amico, la fidanzata di un carcerato e via via tutte le donne fighe degli Stati Uniti (e Paesi limitrofi).

Ma la Blair non è l’unica a essere licenziata (poi sostituita da Laura Bell Bundy, anch’essa collega di Charlie ma poco propensa ad accettare le sue avance), e infatti in questa fase di rinnovamento anche la ex moglie e la figlia di Charlie vengono mandate a spasso, così come il vicino di casa è sostituito da Brian Austin Green nel ruolo del simpatico e tatuato gestore di un locale di striptease. Questo cambiamento così radicale del personaggio e dello scenario è stato fortemente voluto dallo stesso Sheen che al Tonight Show with Jay Leno ha dichiarato:

Il problema è che la gente è ancora entusiasta del mio personaggio di “Two and a Half Men” e pensano che il mio personaggio in “Anger Management” sia un po’…noioso.

Quindi per recuperare qualche ascolto, Sheen decide di rimpiazzare Charlie Goodson con una versione – se possibile – ancora più folle e sessualmente attiva di Charlie Harper. “Anger Management” crolla definitivamente in questo istante, e nulla valgono i tentativi successivi nel ritrovare una retta via, e poco o nulla vale l’aiuto del parentame di Sheen (vedi la comparsata del padre Martin) o la scelta di raccontare situazioni meno sesso-centriche.

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Per questo l’ammissione di colpa nella puntata finale suona più come un autodafé degli sbagli di Sheen e non quelli del suo personaggio. Nella mia testa comunque, il vero finale di “Anger Management” si apre con Charlie Sheen che si sveglia sul divano dopo una sbronza colossale. Attorno non ci sono i suoi pazienti, non c’è suo padre, non c’è nemmeno una donna. Charlie si guarda intorno, vede un bicchiere con un fondo di whisky e ne beve il contenuto per cominciare una nuova giornata. Che le cento puntate di “Anger Management” siano in realtà un lungo sogno, conseguenza di lunghe bevute?
Charlie non ha tempo di domande perché in quell’istante suona il campanello. Gira la testa, apre leggermente un occhio e urla di entrare che la porta è aperta. Cominciano a entrare delle donne in bikini, sono le stesse che Charlie si è fatto in tutte le cento puntate. Dopo novanta minuti le donne sono entrate tutte sino a riempire il soggiorno. Charlie le guarda e gli si illumina l’occhietto. Guarda in camera con fare complice come a dirci Adesso la puntata finisce qui e mentre voi siete lì a mettere le stelline su IMDb o a scrivere una recensione, io me le scopo tutte. Non una di fila all’altra, tutte insieme.
Titoli di coda.

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