Horror/Miniserie

Remember Me | Miniserie

rememberme2Nell’epoca Vittoriana le storie di fantasmi dovevano essere più o meno quello che oggi sono le puntate di Scooby-Doo per un bambino nato in quest’era di modernità. La struttura dei due tipi di racconto non è infatti così diversa: da una situazione di calma iniziale si passa presto a essere afflitti da una presenza misteriosa che, dopo peripezie di varia natura (bambini con amici inquietanti immaginari da una parte o l’ennesimo spuntino interrotto di Shaggy e Scooby), si rivela essere quasi sempre un’entità proveniente da un passato più o meno remoto (oppure il direttore del museo).

La grossa differenza tra una storia di fantasmi e una puntata di Scooby-Doo è che superati i sei anni Scooby-Doo comincia ad annoiarti a morte nemmeno fosse un film di Antonioni. Una storia di fantasmi se è davvero bella, continua invece a spaventare nonostante l’età e la conoscenza infinita di trucchi e trucchetti narrativi. L’unico ostacolo è rappresentata dalla grandissima difficoltà di leggere una ghost story che nel cerchio ristretto della tradizione (quindi “Shining” teniamolo fuori dai giochi), riesca davvero a trasmetterti quel senso di inquietudine che si va cercando.

Se l’ambientazione storica e le atmosfere sono i punti di forza del genere, il problema maggiore è rappresentato dalla spossante prevedibilità degli intrecci. Se pur nella loro uniformità narrativa gli inizi differiscono spesso e volentieri per contesto e punto di vista, è sempre il finale il punto dolente della storia, soprattutto quando vuole regalarci un colpo di scena che noi lettori ci aspettiamo – e spesso conosciamo – sin dalla prima riga. Un buon racconto di fantasmi quindi, diventa tale quando quello che sta tra l’incipit e il finale riesce a coinvolgere e sconvolgere lo spettatore in maniera intima, così tanto da fargli superare la prevedibilità di alcune situazioni e degli snodi narrativi.

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La miniserie inglese “Remember Me” si inserisce nella tradizione del racconto di fantasmi e rispetta tutti i canoni del genere senza offendere nessuno. C’è l’atmosfera plumbea, le case vecchie piene di ricordi e segreti, il confronto emotivo estenuante con il passato, la giovane vittima perseguitata dagli ectoplasmi, il senso continuo di pericolo e affetto che aleggia su queste storie. “Remember Me” rispetta il canone anche nei suoi difetti e quindi l’inizio, il finale e alcuni snodi narrativi delle vicende possono risultare facilmente prevedibili (colpa anche di una narrazione che disperde le sue forze in troppe sotto-trame).

Però – come ogni buona storia di fantasmi – “Remember Me” conquista per quello che troviamo tra l’inizio e la fine. Diretta da Ashley Pearce e scritta da Gwyneth Huges (d’altronde le donne hanno sempre scritto belle storie di fantasmi, basti pensare a Edith Wharton), la miniserie poggia saggiamente il peso della narrazione su tre personaggi, un anziano da poco trasferitosi in una casa di riposo e coinvolto immediatamente in un misterioso omicidio, una ragazza che lavora lì come infermiera e un poliziotto fallito chiamato a investigare sul caso. La sceneggiatura incastra le vite di questi tre personaggi e li getta all’interno di una ghost story che rivela la sua presenza solo sul finire della prima puntata, dopo un inizio più simile a un crime che a un horror. E’ proprio questa sottotraccia investigativa a reggere inizialmente la narrazione, ma col procedere delle vicende le indagini spariscono e lasciano spazio quasi esclusivamente alla storia di fantasmi, concedendosi derive visionarie un poco fini a sé stessa ma senza mai tradire l’approccio emotivo delle vicende.

Da questo punto di vista, più che la scrittura il grosso del lavoro lo fanno i tre attori protagonisti. Se Mark Addy ci regala una solida prova attoriale e la giovane Jodie Comer si mette in mostra con una performance inaspettatamente matura capace reggere le scene meno realistiche senza perdere un briciolo di credibilità, è Michael Palin a valere da solo la visione di “Remember Me”. Per la prima volta calatosi in un ruolo drammatico, il Monty Python interpreta il suo personaggio con inaspettata profondità, bucando lo schermo con un volto invecchiatissimo solcato da rughe profonde e capace di trasmettere con la sola fisicità tutta la fragilità, l’inquietudine e la malinconia che nasconde il suo personaggio.

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2 thoughts on “Remember Me | Miniserie

  1. Da tempo non mi spaventavo così per un horror “tradizionale”! Davvero ben fatto, soprattutto nelle ambientazioni. Il finale è stato tra il prevedibile e l’inaspettato.
    I telelefilm possono recuperare un po’ delle atmosfere da Scooby Doo e trasformarle in altro, tanto altro 🙂

    • A chi lo dici! Poi io con le storie di fantasmi sono facilmente suggestionabile.
      In effetti tutta la serie oscilla tra il prevedibile e l’inaspettato e fa di questo il suo punto di forza.

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