Comedy

The Spoils of Babylon | Stagione 1

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“The Spoils of Babylon” è prima di tutto un romanzo del grande scrittore Eric Jonrosh che, dopo essere diventato un best-seller internazionale, è stato adattato dallo stesso Jonrosh (nel ruolo di sceneggiatore, regista, produttore, attore e tutto il resto dei credits) sul finire degli anni Settanta in una miniserie della durata di ventidue ore, ma rimasta purtroppo inedita a causa dello stop improvviso della lavorazione. Jonrosh la presenta per la prima volta nel 2015 sul canale americano IFC in una versione di 135 minuti (divisi in sei puntate).

E invece no. Grazie alla magia delle meta-cose, quello che avete appena letto non è un pezzo introduttivo di un articolo su “The Spoils of Babylon” – mitologica serie di Eric Jonrosh – ma un pezzo della sinossi di “The Spoils of Babylon”, serie creata da Matt Piedmont e Andrew Steele (già scrittori presso il Saturday Night Live e il sito Funny or Die). Ed è proprio da Funny or Die e dalla benedizione del suo patron Will Ferrell, che nasce questa serie dichiaratamente parodica nei confronti di quel filone della serialità americana degli anni Settanta e Ottanta che va da “Radici” a arriva “Uccelli di Rovo”.

Ora, siete abbastanza grandi perché io non vi faccia il Discorsone sulla Parodia, quindi do per scontato che voi siate già a conoscenza del fatto che la parodia funziona solo nel caso in cui l’oggetto del discorso è conosciuto sia dal narratore che dallo spettatore. Se una delle due parti in causa non ha abbastanza conoscenze in materia, gli intenti parodici vengono quasi del tutto annullati, scarnificando la scena sino a farne intravvedere solo i meccanismi. E quindi sì, se ti mancano i riferimenti per apprezzare una parodia è un po’ come quella volta che da bambino ti regalarono la BMX che tanto volevi e appena salito in sella, ti sei accorto che non sapevi nemmeno dove cominciare per fare un trick e quindi l’hai usata per i successivi cinque anni solo per andare all’oratorio e in edicola manco fosse la Graziella di tua nonna.

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Quindi per ridere di “The Spoils of Babylon” bisognerebbe prima individuare qual è l’elemento che attira l’attenzione della parodia. Siamo sicuri che siano davvero quelle serie tv degli anni Ottanta ampollose, seriose, che affogavano lo spettatore nel becero melodramma per nascondere gli evidenti limiti produttivi ed estetici della televisione dell’epoca? Non so ma io questa cosa me la bevo poco. Non mi convincono innanzitutto le motivazioni nel voler parodiare un genere morto, senza un nutrito gruppo di fan (o almeno credo) e fuori tempo massimo, tant’è che la narrazione risente proprio del disamore che gli autori provano per esso (per dire, “Frankenstein Junior” aveva dalla sua parte l’amore di Mel Brooks e Gene Wilder e il fatto di essere un’icona riconosciuta universalmente).

Certo, “The Spoils of Babylon” è anche una parodia di quelle cose lì, almeno superficialmente. C’è la recitazione sopra le righe, ci sono gli eccessi del melodramma, c’è il gioco di mettere in campo tutta la povertà tecnica della televisione dell’epoca e il prendere in giro la visione eroica del self-made man (e di conseguenza tutta la narrativa epica degli Stati Uniti). Ma questo non basta a far ridere e infatti la serie si rivela gradualmente parodia di qualcos’altro.spoilsofbabylon3

Basta guardare l’introduzione a cura di Eric Jonrosh (interpretato da Will Ferrell) che apre ogni puntata per avere più chiari gli intenti parodistici di “The Spoils of Babylon”. Jonrosh è la versione estremizzata di un Orson Welles ancora più altisonante, egocentrico, affamato e affabulatore (ma non più grasso, a occhio e croce). La regia ci regala qui i momenti più divertenti, lasciando divagare l’inetto Jonrosh tra ricordi, gossip e auto incensazioni del proprio lavoro e accentuando con un montaggio volutamente confuso e pieno di errori quello che dovrebbe essere il momento più sacro della puntata: l’Artista che si apre e regala a noi stupidi mortali frammenti della sua conoscenza.

“The Spoils of Babylon” poi continua illudendoci ancora di trovarci davanti a una parodia fuori tempo massimo. In realtà innesta nel tessuto del suo racconto continui rimandi visivi al cinema contemporaneo: non è difficile notare le scene alla Wes Anderson (oltre all’uso smodato dei modellini), alcune citazioni al tenente Aldo Rayne del tarantiniano “Bastardi Senza Gloria” (nonché rimandi estetici al cinema pulp degli anni ’70, soprattutto nei titoli e nelle scene in auto), oppure chiari riferimenti a “Il Grande Gatsby” di Baz Luhrmann, con cui la serie condivide anche l’attore protagonista, Tobey Maguire. Non è un caso che i tre nomi sopraccitati siano – ognuno a modo suo – i maggiori esponenti di un cinema volutamente citazionista e vintage, certamente rielaborato, ma debitore verso modelli di cinema che non esistono più.

Nel suo fare riferimenti diretti alla Trimurti del Cinema Citazionista, “The Spoils of Babylon” mostra finalmente le sue carte in tavola: la serie decide di parodiare un genere morto per prendere in giro chi oggi lo rielabora secondo le regole e i gusti contemporanei.

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Detto questo, “The Spoils of Babylon” fa meno ridere di quello che promette. Vedere un nutrito gruppo di attori celebri (Kristen Wiig, Tim Robbins, Val Kilmer, Michael Sheen, Jessica Alba, Haley Joel Osment) prendersi in giro con una recitazione sopra le righe che farebbe invidia al buon Nic Cage (se solo il buon Nic Cage potesse provare invidia per qualcuno) regala qualche momento divertente, così come qualche trovata comica è decisamente azzeccata e in tono con il resto, come la moglie-manichino doppiata da Carey Mulligan (anche se non è un’idea proprio originalissima), ma è decisamente troppo poco per far ridere e troppo troppo per riuscire a coinvolgere nella narrazione.

Il problema – che con tutta probabilità è tutto mio – è che a lungo andare le trovate comiche costruite sui WTF annoiano e annacquano la narrazione, risultando più utili al popolo di internetz che così può utilizzarle come simpaticissime GIF, piuttosto che alla serie stessa. Insomma, se vi piacciono queste cose qui da giovani, magari ridete come matti, io che sono vecchio avrei voluto ridere un poco di più.

Mi accorgo ora che vi ho detto solo alla fine che “The Spoils of Babylon” non è poi sto granché, dopo avervi rifilato una pizza su parodie e balle varie. Va beh, a sto giro è andata così.

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