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LIBRI | Il mio primo dizionario degli anni ’80

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Per me che sono nato nel 1987, gli anni Ottanta non sono altro che la ripetizione ipnotica e delirante delle repliche di cartoni animati, serie televisive e film che i canali televisivi mi hanno propinato in un ventennio di teledipendenza. In pratica gli anni Ottanta rappresentano una buona parte di quello che sono e quasi sempre un riferimento ancora valido per capire il perché delle cose che mi piacciono oggi, nel 2015. Posso dire con sicurezza di essere cresciuto con i valori e i difetti di quei film, di quei cartoni e di quelle serie (anzi, telefilm, come si chiamavano fino a qualche anno fa) come se fossi nato sul finire degli anni Settanta, e tutto questo grazie a una programmazione televisiva che si cibava di repliche su repliche.

Se era per me normale guardare un cartone animato o un film degli anni Ottanta (grazie videoregistratore, grazie videonoleggio che sei arrivato troppo tardi qui in provincia), imbattersi in una serie televisiva in replica significava sostanzialmente due cose: o era arrivata l’estate oppure ero a letto con la febbre. In entrambi i casi questo voleva dire che ero a casa da scuola e quindi “Hazzard”, “Supercar”, “CHiPs” e “MacGyver” coincidono quasi perfettamente con l’essenza stessa della felicità.

“Il mio primo dizionario degli anni ’80” (Edizioni BeccoGiallo, 2014) redatto da Roberto Nardo e illustrato da Davide Pascutti, non è solo un un’ottima guida per mettere alla prova le proprie conoscenze – grazie ai quiz all’inizio di ogni capitolo – per conoscere i prodotti (audiovisivi, plastici, digeribili), o una buona occasione per ricordarli, produrre qualche lacrimuccia e lamentarsi di come una volta tutto era bello e luccicoso, è soprattutto un modo per fare i conti in tasca a quel decennio e capire l’eredità che ci ha lasciato. Soprattutto nelle serie tv, visto che qua di quello parliamo.

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Per esempio adesso siamo qui tutti a fare i fichi sulle serie tv, a raccontarci addosso della rivoluzione che ha rappresentato “Twin Peaks” negli anni Novanta e “Lost” negli anni Duemila, dimenticandoci invece che la prima serie a scommettere veramente su una narrazione seriale matura e consapevole è stata “Hill Street giorno e notte”, che per prima ha proposto temi forti e d’attualità, un’idea di racconto orizzontale (utilizzando comunque il classico procedurale) e un tratto psicologico dei protagonisti che rifugge dalla semplice definizione di buono o cattivo, rendendo così meno scontate le personalità che popolavano il più classico dei distretti di polizia.

Cosa differenzia invece le odierne comedy ad ambientazione familiare da quelle degli anni Ottanta? Tra prodotti che citano apertamente le serie di quegli anni, altre che le rielaborano usandole come spirito guida per i suoi personaggi, e altre ancora che non cambiano di una virgola il canone imposto da “Casa Keaton” o dai “Jefferson” (giusto un ammodernamento delle tematiche o un linguaggio un poco più libero), sembra che non sia cambiato poi molto. Certo, il livello produttivo è in alcuni casi migliore, ma è davvero difficile cogliere delle differenze sostanziali. Fatte le dovute differenze, anche “Modern Family” – la comedy familiare più bella di sempre – nel suo racconto di una famiglia allargata non sembra distanziarsi poi molto da quella descritta ne “I Robinson”.

Gli anni Ottanta sono ancora tra noi, come un fantasma che non ha ancora trovato pace. E in questo caso “Il mio primo dizionario degli anni ’80” funziona da perfetto rilevatore di energia psicocinetica.

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Roberto Nardo
Il mio primo dizionario degli anni ’80
Illustrazioni di Davide Pascutti
Edizioni BeccoGiallo
2014, pp. 416, € 19,00

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